mercoledì 4 marzo 2009

I Deserti di Sonora

"La preghiera delle ossa.
L'anelito della salute.
La virtù del pericolo.
La forza dei dimenticati
I limiti della memoria.
La sagacia delle piante.
L'occhio dei parassiti.
L'agilità della terra.
Il merito del soldato.
L'astuzia del gigante.
Il buco della volontà."

A mio avviso 11 buoni motivi ( ve ne sono molti altri, in realtà ), per leggere "I Detective Selvaggi", di Roberto Bolano (Santiago del Cile, 28 aprile 1953 – Barcellona, 14 luglio 2003) , edito da Sellerio.

La storia, in breve, è quella dei due poeti-detective del titolo e del viaggio che intraprendono attraverso l'America Latina, alla ricerca di Cesarea Tinajero (fondatrice dell'immaginaria avanguardia poetica di cui fanno parte, il "realvisceralismo").
Lunghissimo, diviso in 3 parti, mentre nella prima parte sembra essere "solo" un più che godibile romanzo generazionale, dalla seconda in poi si trasforma in qualcosa di completamente diverso.
Dopo la rocambolesca partenza dei due poeti da Città del Messico, Bolano frantuma violentemente il filo della narrazione e sovrappone, a quelle dei protagonisti, le voci del gran numero di personaggi che hanno avuto a che fare con loro nei vent'anni successivi, generando un senso di sorpresa e rivelazione simile (mi piace immaginare) al getto d'acqua fredda sulla faccia di Helen Keller nel film Anna dei Miracoli.
La trama principale si destruttura e si moltiplica in decine di sottotrame ugualmente importanti, che ruotano attorno a storie di architetti internati in manicomio e prostitute bambine, screanzati editori senz’arte né parte e sprovveduti prigionieri nelle carceri israeliane, fantasmi di poetesse morte adolescenti e tristi fotoreporter persi nella guerriglia Liberiana, intrepidi critici letterari sfidati a duello e marinai accampati in città-dormitorio nelle grotte della Francia occitana...
Voci costrette ad un gioco delle parti in cui, all'improvviso, gli indagatori diventano ( malamente ) indagati.
Voci scomposte ed egocentriche, che usano i racconti sui due poeti per spostare il soggetto narrativo su sè stesse, prepotentemente chiedendo e ottenendo un ruolo da protagoniste all’interno dell’ ”indefettibile" commedia (o tragicommedia) umana, nello stesso modo in cui potrebbe chiederlo e ottenerlo la mia voce, o quella del mio vicino di casa, o quella altrettanto autorevole del mio cane.
Così, lentamente, il generazionale diventa universale, e Bolano, non pago dei già molti strumenti linguistici offerti dalla prosa, prendendo a prestito dalla poesia la potenza evocativa, l'irresistibile musicalità metrica, compone l'universalità in un romanzo surreale e biografico, raffinatamente colto e ironico, commovente e mai ruffiano, che richiede, per lunghezza e intensità, dedizione mentale assoluta e una buona dose di fatica fisica, ma regala in cambio la certezza finale di non averle sprecate.

E non è poco.

Metteteci mesi, anni anche,ma leggetelo, se potete.

Io, dal canto mio, avessi abbastanza coraggio, abbastanza sfacciataggine, o più semplicemente abbastanza fiducia nella gente, smetterei di vendere cubi di cemento e aprirei un locale dipinto di azzurro con una finestra affacciata su un lenzuolo steso, dove riuscire finalmente a ridurre la distanza tra l'attesa e la vita.

Probabilmente, lo chiamerei Los Calamares Felices.
..

6 commenti:

kin'xp ha detto...

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faridah ha detto...

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calo ha detto...

...ecco cosa diceva Bolano a
proposito di Kafka,letteratura,
malattia...
letteratura+malattia=malattia...

"...Kafka capiva che i viaggi,il sesso e i libri sono vie che non portano da nessuna parte, eppure sono vie lungo le quali bisogna inoltrarsi e perdersi per ritrovarsi o per trovare qualcosa,qualunque cosa,un libro,un gesto,un oggetto perduto,per trovare un metodo,se si ha un pò di fortuna: il "nuovo",quello che è sempre stato lì."

Ila ha detto...

Bolano è illuminante in questo senso...sarà perchè leggo troppo poco, ma che bello riuscire ancora a trovare nella letteratura contemporanea uno scrittore che riesce a sorprenderti!

cristianaeffe ha detto...

Per il locale con le pareti azzurre, sappi che io ti seguo. Appena si trova coraggio, sfacciataggine e fiducia. Ma questi sono solo piccoli particolari...

Ila ha detto...

Non temere...per il 2009 ho abbastanza fiducia nella crescita del tasso di disperazione esistenziale (e proporzionalmente nel crollo totale di alcuni fastidiosi tabù)nelle categorie umane non tronistiche.
Resta da capire se a quel punto ci ritroveremo tutti da Los Calamares Felices o alle Molinette con una camicia di forza addosso...